Supponiamo per un attimo che gli inglesi il 23 giugno decidano in maggioranza di lasciare l’Unione europea. La reazione di primo acchito è prevedibile. I governanti nazionali si premureranno di rassicurare i loro cittadini sulla stabilità dell’Europa, ma non riusciranno a celare le loro preoccupazioni sul futuro dell’integrazione comunitaria. I mercati saranno scossi dalla paura di una prossima disintegrazione dell’Unione. Dovremmo temere per l’Italia, sempre segnata dal suo elevato debito pubblico? Nel suo ultimo libro, Sylvie Goulard, una europarlamentare liberale francese, non risponde a questa specifica domanda. Ma in Goodbye Europe non nasconde i suoi timori per il futuro dell’Unione, al di là del successo o meno di coloro che in Gran Bretagna vogliono l’uscita dalla Ue. Il libro della signora Goulard ha il merito di guardare con lucidità agli errori dell’Europa; di smentire con abilità gli stereotipi sulle debolezze dell’Unione; di rifuggire dalla retorica di molti suoi colleghi, preferendo l’analisi dei fatti alle dichiarazioni di principio. Tre gli spunti più interessanti.

Il primo è relativo all’accordo siglato con il Regno Unito, e che sarà messo al voto degli inglesi. I trattati prevedono che «l’Unione europea crea una unione economica e monetaria la cui moneta è l’euro». L’intesa firmata tra i Ventotto in febbraio stabilisce invece che «non tutti gli stati membri hanno l’euro come moneta». Nei fatti, la deputata nota il grave paradosso che si è venuto a creare: «La valuta non è più unica, l’esenzione (accordata alla Gran Bretagna, ndr) non è più transitoria, ma i deputati europei, i commissari e i giudici britannici continueranno a prendere parte alle decisioni relative a una zona euro alla quale il Regno Unito dichiara non voler mai aderire».

Sempre agli occhi della signora Goulard non è vero che l’Unione toglie sovranità ai cittadini europei. Anzi restituisce loro sovranità. Due gli esempi citati nel libro. Prima dell’euro, l’inflazione era alta e le svalutazioni frequenti. Oggi, la moneta garantisce dopotutto il suo valore d’acquisto. L’altro esempio riguarda una sentenza recente della Corte europea di Giustizia che ha messo un limite alle violazioni della privacy di Facebook. «Nessun Paese europeo da solo – nota la parlamentare europea – avrebbe potuto incitare gli Stati Uniti e rivedere le sue regole». Infine, l’ultimo spunto riguarda l’assetto istituzionale dell’Unione, reso ancor più fragile dal paradossale potere concesso a Londra nell’accordo di febbraio. È evidente che la crisi economica, sociale e politica che attraversa l’Europa è anche il frutto di un sistema costituzionale ormai impossibile da gestire a 28. Non più totalmente confederale, ma neppure sufficientemente federale, il processo decisionale lento e farraginoso contribuisce a scelte poco efficaci e mal comprensibili. In questo senso, la signora Goulard è convinta che «se necessario, un gruppo di Stati europei deve avanzare da solo, senza aspettare chi esita».

Questa strada appare tanto più indispensabile per contrastare il virus dei nazionalismi, di cui neppure l’Italia è certo immune. A proposito di come sia facile manipolare il patriottismo, la signora Goulard cita Hermann Göring, intervistato durante il processo di Norimberga dallo psicologo americano e germanofono Gustave Gilbert: «È sempre molto semplice trascinare il popolo, sia in una democrazia che in una dittatura (…) Basta dirgli che è attaccato, e di denunciare i pacifisti, notando che mancano di patriottismo e che mettono il loro Paese in pericolo (…) L’effetto è lo stesso in tutti i Paesi».

2017-05-19T00:50:15+02:00