« Una Brexit sarebbe negativa per l’Ue, creerebbe turbolenze per tutti, anche per l’Italia. Ma altrettanto sbagliato tirare un sospiro di sollievo per il pericolo scampato in caso di vittoria del “Remain” e adagiarsi come se niente fosse successo». Così è intervenuto Enrico Letta, ex premier e direttore della Scuola di Affari Internazionali di Sciences-Po, durante un dibattito sui rischi e le prospettive della Brexit al Centro studi per le politiche europee Ceps a Bruxelles assieme all’economista Daniel Gros , direttore del Ceps e Sylvie Goulard eurodeputata dei Liberali e Democratici, a conclusione anche di una scuola di formazione politica per i giovani italiani fondata dallo stesso ex premier.

«L’impatto sul primo periodo di una uscita della Gran Bretagna potrebbe portare instabilità e incertezza senza precedenti che disincentiverebbero gli investimenti in Europa. In ogni caso non deve aprirsi nessun negoziato con la Gran Bretagna se escono semplicemente escono», afferma Enrico Letta.

Quello che è chiaro, secondo Letta, qualunque sia il risultato del referendum inglese, dal giorno dopo si dovrà rilanciare l’Europa, perché così come è non va. E anche in caso di vittoria del “Remain”, si dovranno affrontare le paure e le speranze dei cittadini e ripartire queste, trovando una connessione tra istituzioni Ue e cittadini europei.

«Alle due grandi crisi , quella economica e quella migratoria, si devono dare soluzioni europee», così prosegue Letta, che ricorda anche l’importanza, a suo avviso, di una guardia di frontiera europea che a salvaguardia delle frontiere esterne Ue possa rappresentare uno strumento valido per eliminare ed evitare le barriere interne crescenti negli ultimi tempi tra gli stati membri. È un referendum dove le emozioni hanno un ruolo centrale il fronte Brexit gioca anche sull’aggressività contro i disoccupati europei che migrano nel Regno Unito e “sfruttano” i benefits della sicurezza sociale inglese, sebbene l’Inghilterra non abbia reali problemi in termini di occupazione o di economia. «Dobbiamo fare della deputata laburista Jo Cox, uccisa brutalmente, un’eroe, la sua storia personale di caratteristiche positive e valori , scoperta in questi giorni, ha avuto un impatto di contrasto alle emozioni negative che propendono alla Brexit».

Finora secondo Letta la campagna “Remain”, si è fondata molto sui fatti ma poco su emozioni trascinanti e definisce la campagna del leader laburista Corbyn “troppo timida e ambigua” per poter attrarre gli inglesi. Ciò che fa ingranare le campagne degli euroscettici Nigel Farage in Inghilterra e Marine Le Pen in Francia sono le emozioni. «Farage utilizza spesso le parole “back “ e “great”, per fare presa sulla nostalgia per un passato da grande potenza, ossia da soli e grandi , senza euro e senza Europa: un messaggio profondamente anti storico che non prende in considerazione i cambiamenti del mondo. Si deve tornare a proteggere le persone, perché le diseguaglianze sono crescenti e preoccupano tutti i cittadini, che altrimenti trovano risposte in Le Pen».

Mentre per l’economista Daniel Gros si devono fare dei distinguo tra i paesi Ue: «Le diseguaglianze non aumentano ovunque, si deve guardare a quanto si spende in sicurezza sociale e ai risultati che sono diversi da paese a paese soprattutto nei paesi in crisi. Allo stato attuale sembra che il progresso tecnologico sia il fattore che gioca di più sulle diseguaglianze».

La battaglia europea sembra essere solo all’inizio, secondo Letta gli elettori sono divisi: se votassero solo quelli sopra i 40 anni vincerebbe Brexit, sotto i 40 vincerebbe Bremain. «L’Ue è mettere la competenza prima del passaporto: sono stufa di leggere critiche sulla stampa italiana sui tedeschi e sui giornali tedeschi sul Sud Europa», commenta Sylvie Goulard dell’Alde. Secondo l’europarlamentare non possono essere presi a modello per un futuro europeo nuovi movimenti o partiti come il Movimento Cinque Stelle che «hanno portato giovani nel Parlamento italiano ma con idee vecchie e nazionaliste».

Anche nel caso di un risultato del referendum che porti la Gran Bretagna a rimanere nell’Ue, la linea del premier inglese Cameron è comunque quella di una minore integrazione europea, ed è anche quella della maggior parte dei cittadini inglesi intervistati in un sondaggio del think tank Bertelsmann Stiftung recentemente, per Letta i Paesi della zona euro saranno chiamati a tornare a correre e a offrire soluzioni concrete ai propri cittadini e a pretendere più libertà nelle scelte per una maggiore integrazione europea. «L’Ue ci ha messo quattro anni dal 2008 e 2012 per cercare risposte alla crisi economica, ora non possiamo aspettare altri quattro anni per i rifugiati perché moriranno milioni di persone, l’Ue sparirà, e sarà nostra responsabilità», ha concluso l’ex premier.

2017-05-19T00:50:14+02:00