L’eurodeputata Sylvie Goulard: l’Europa per come l’abbiamo conosciuta è finita, dobbiamo ripartire con più proposte e meno critiche. Ma un asse Parigi-Roma senza Berlino è impensabile

di Stefano Montefiori, corrispondente da Parigi – Corriere della sera – 09/03/2016

PARIGI Ogni volta che Italia e Francia organizzano un vertice bilaterale – quello di Venezia era il trentatreesimo – non possono fare a meno di ricordare la grande vicinanza delle «sorelle latine» e l’unità di vedute e di intenti, tanto che riaffiora la tentazione di sognare un asse Parigi-Roma per bilanciare lo strapotere della Germania. Sylvie Goulard, eurodeputata del gruppo Alde (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa), ex consigliera politica dell’allora presidente della Commissione Romano Prodi (dal 2001 al 2004) e autrice con Mario Monti del saggio «La Democrazia in Europa: guardare lontano» (Rizzoli 2012), spiega perché non è questa la strada.

Che ruolo possono avere Italia e Francia nel rilanciare l’Europa? «Abbiamo fatto l’Europa per migliorare le relazioni tra i Paesi, soprattutto tra Francia e Germania, ma anche tra il Nord e il Sud. Un’Europa attraversata da alleanze, sia del Nord contro il Sud sia dell’Italia e della Francia contro la Germania, non può portare a nulla».

Di recente l’Italia ha fatto sentire di più la sua voce «L’idea che l’Italia stia cominciando adesso a difendere i suoi interessi mi pare un po’ strana. Io ho lavorato con Romano Prodi quando era presidente della Commissione, mi ricordo il ruolo giocato da Giuliano Amato alla Convenzione, quello di Tommaso Padoa Schioppa alla Bce, adesso ci sono Mario Draghi e Federica Mogherini in posizioni importanti. Forse il tono era più pacato, ma uno può essere sottile e pacato e fare comunque delle battaglie. Non è detto che i toni forti alla fine siano più efficaci».

Sia Francia sia Italia hanno problemi con i conti pubblici «Io sono convinta che il fatto di ridurre la spesa pubblica e mettere i conti in ordine dovrebbe essere un obiettivo di entrambi. Mi pare però che l’Italia faccia più riforme, e potrebbe aiutare la Francia a considerarle non solo come l’adempimento di una richiesta tedesca ma come un cosa da fare per l’interesse comune. Perché Renzi, che ha fatto il Jobs Act, non va in tv in Francia a spiegare che la riforma del lavoro è utile, se vogliamo fare entrare nel mercato tanti giovani che ne sono fuori? Francia e Italia dovrebbero aiutarsi di più in nome dell’interesse collettivo. Le difficoltà dei singoli Paesi sono un problema di tutta la zona euro: le banche in Italia, le mancate riforme in Francia».

Qual è il grado di responsabilità della Francia nella crisi dei migranti, per esempio a Ventimiglia? «Si dovrebbe fare di più ed ecco una ragione per cui la grande alleanza italo-francese contro la Germania non esiste. Non c’è questa vicinanza, questa solidarietà che io da francese avrei voluto vedere verso l’Italia quando avevate dei problemi. La Francia con i migranti ha fatto a Ventimiglia un po’ quel che la Gran Bretagna fa a Calais. Non siamo un’isola ma più o meno… E oltretutto Francia e Italia sono due Paesi Schengen, a differenza della Gran Bretagna. Negli ultimi anni abbiamo avuto una mancanza di lungimiranza di cui paghiamo adesso il conto».

Che cosa si aspetta dai prossimi mesi? «Io non ho mai avuto la nostalgia del nucleo storico dei Paesi fondatori ma dobbiamo ricominciare a fare progetti con chi è capace di sostenerli. L’Europa per come l’abbiamo conosciuta è finita. Completamente. Dobbiamo dare vita a qualcosa di nuovo, di più dinamico, rivolto al futuro. Ci sono dei segni positivi, per esempio la proposta del ministro dell’Economia italiano Pier Carlo Padoan per un bilancio comune della zona euro. La critica non basta, il presidente del Consiglio italiano Renzi non può andare in Ghana a criticare il presidente della Commisione Juncker esattamente come il premier francese Valls non può andare a Monaco di Baviera a criticare la cancelliera Merkel. C’è una tradizione europeista italiana, e mi piacerebbe che Renzi ne adottasse la parte migliore. Spero in una rottamazione dei pregiudizi».

 

2017-05-18T10:27:47+02:00